martedì 13 marzo 2012

TAME IMPALA - INNERSPEAKER

Se siete dei nostalgici della musica psichedelica anni sessanta non potete perdervi l'album d'esordio dei Tame Impala “Innerspeaker". I Tame Impala hanno all'attivo numerosissimi concerti nei maggiori festival di tutto il mondo, hanno accompagnato band del calibro di Mgmt, Black Keys, Mars Volta, Muse e Kasabian. La band proviene dalla costa occidentale australiana, più precisamente dalla città di Perth,è una band nuova e veloce con sonorità moderne ma comunque legate al passato: alla musica hippie degli anni sessanta, a Woodstock, agli strumenti vintage e in qualche modo alla musica progressive degli anni ottanta.L'utilizzo di effetti lisergici, riverberi e tastiere analogiche conferiscono un tocco di modernità ad una musica che non verrà mai dimenticata. Il disco è stato pensato da Kevin Parker, timoniere di questa fantastica band, ma, oltre le note, si sente che dietro il progetto e dietro la consolle del mixaggio ci sono artisti di grande spessore come Dave Fridmann (Flaming Lips) e Tim Holmes (Death in Vegas). L'album inizia con l'effettatissima “It isn't meant to be": i suoni sono acidi ed essenziali, ma, nel complesso, scorrono fluidi e ben amalgamati, merito anche del suono della batteria e del basso che è estremamente secco ma rotondo e l'accattivante e coinvolgente riff di chitarra che ci fa capire quanto sia stata meticolosa e zelante la ricerca dei suoni e degli strumenti musicali.”Desire be desire go” è molto differente dalla prima: più squillante e con riff che sembrano usciti da uno dei primi album dei Led Zeppelin. La voce di Kevin Parker, estremamente riverberata, forse un pò troppo ad un primo ascolto, è frusciante e trascinata e magnetizza i nostri sensi specie durante il ritornello che è melodioso ed ammiccante. La traccia numero tre “alter ego” inizia con un veloce assolo di tastiera per poi tranquillizzarsi in un vortice psichedelico e cadenzato accostato da assoli analogici per tutta la durata del brano. La voce ricorda vagamente quella dei Black Rebel Motorcycle Club. L'album raggiunge il suo apice con la celeberrima “solitude is bliss” che richiama la cover dei Blueboy “remember me” sfortunatamente non presente nel disco. L'album è un continuo concatenarsi di riverberi. La meravigliosa e strumentale “Jeremy's storm” è un brano veramente degno di nota insieme all'ultima traccia del disco, “I don't really mind” veramente spettacolare.non perdetevelo.

Claudio cora

Nessun commento:

Posta un commento